09/11/10

Scott Pilgrim

Agli occhi dei meno esperti, almeno ad una prima occhiata, questo fumetto potrebbe sembrare un manga. E se i manga fossero nati in canada, lo sarebbe in pieno. Il papà di Scott Pilgrim, infatti, è un canadese influenzato senza dubbio dal fumetto giapponese. Ma Scott è molto occidentale.
E' un ventenne (23, per la precisione) che ha smesso di crescere da qualche anno. Mentalmente, s'intende. Abita in una casa poco curata insieme ad un amico gay. Si sveglia con comodo, mangia con i soldi dell'amico gay. Ha un gruppo in cui suona il basso. Il gruppo, per stessa ammissione del loro chitarrista, non sa suonare. Ma che cosa fa nella vita Scott Pilgrim?
Beh, Scott Pilgrim è destinato a dover affrontare (fisicamente) gli ex della sua ragazza, Ramona Flowers. La faccenda, capirete da soli, è abbastanza folle, e il bello è che mentre leggerete le pagine del fumetto vi sembrerà tutto molto normale. L'impressione è che lo stesso Scott prende tutto ciò che accade in un modo assolutamente naturale e casuale.
Ma c'è anche una forte componente videoludica. Perchè Scott è perennemente indaffarato con la sua consolle. E perchè (occhio a questa), appena sconfigge uno degli ex spunta fuori una riconpensa in denaro. Non solo. In alcuni casi c'è addirittura un bonus.
Beh, Scott Pilgrim è un fumetto malato, divertente e fuori da qualsiasi schema. Non potete privarvi di una roba simile. Non lo fate. Leggetelo e guardatevi il film. Perchè si, c'è anche il film. E c'è lei nei panni di Ramona.

03/11/10

The Walking Dead [1]

Rick Grimes è un poliziotto che si risveglia dal coma e trova la sua città, il suo paese, e forse il mondo, in balia dei morti viventi. "The Walking Dead" è un meraviglioso esempio di come il tema degli zombie, sfruttato fino alla morte, possa essere affrontato ancora oggi con un'anima classica.
Si potrebbe avere qualche perplessità sull'adattamento per le nostre tv (per chi non lo sapesse, è ispirato all'omonimo fumetto), ma io non ne ho. Il ritmo cadenzato con cui si muovono gli zombie va di pari passo con quello della narazione e delle immagini che ci si stampano in fronte. Giusto per farvi capire, la prima puntata si conclude quando nelle rispettive pagine della versione cartacea c'è il numero 43. E in totale sono 140.
La lentezza è quasi indispensabile se si vuole mettere in scena la cruda e dura realtà di un'ipotetica invasione di non morti. E in questo compito, almeno per ora, Frank Darabont se la cava alla grande. Il vero mistero a cui cerco di dare una spiegazione sta nel fatto che, pur trattandosi di un argomento a cui orde di registi hanno dato forma (cazzo, stiamo parlando di zombie), si ha la sensazione di vedere qualcosa di nuovo. Almeno nella forma. Almeno se paragonato alle più recenti pellicole di questo genere.
Ci sono tante piccole cose godibili al massimo (e in maniera diversa), come il mezzo zombie che si aggira nel parco mentre Rick se ne va in giro in bicicletta. O come il cavallo su cui viaggia Rick verso Atlanta, in una suggestiva atmosfera da fine del mondo. E queste piccole cose sono rese davvero bene.
In attesa di una trama più corposa (che forse arriverà già dalla prossima settimana), mi sfrego le mani di fronte a tutto ciò. E so già che non ne sarò mai sazio.

26/10/10

Pensavo di averle viste tutte

Invece no. Oggi, 26 ottobre 2010, ho messo piede in QUESTO posto e mi sono recato nel reparto DVD, più precisamente davanti ai Blu-ray. Ho alzato gli occhi (neanche troppo), e ho visto il cofanetto di Resident Evil. Proprio QUESTO.
Ma la cosa migliore è stata vedere quel prezzo stampato in nero su sfondo giallo, che era lì a evidenziare il fatto che fosse in offerta. E che offerta. 12 euro e 90 centesimi per 3 Blu-ray. E il prezzo originale, nascosto sul retro del cofanetto, era di 40 euro. Tondi tondi.
Forse qualche sbadato ha appiccicato l'adesivo sbagliato sulla confezione, fatto sta che nei prossimi giorni mi farò un'imprevista full immersion con la bella Milla.

21/10/10

Disturbante

Oggi mi sono visto "Disturbia", un film uscito nel 2007. E mi rendo conto che sarebbe stato meglio prolungare l'attesa di qualche altro anno, o ancora meglio di qualche altra vita.
Mi ha disturbato parecchio, si, perchè non tollero più roba di questo tipo. E' davvero straziante assistere ad un tale abominio cinematografico. Noioso, avido, deprimente, scoraggiante, fastidioso e incredibilmente scontato. E' un thriller, cazzo. Non si può sbattere in faccia agli spettatori il volto dell'assassino. Non ci sono altri indiziati, e non verranno mai fuori. C'è solo un fottuto uomo che può essere il colpevole, dall'inizio fino alla fine. E che cazzo lo vedo a fare un film così. Da morire. Veramente da morire.
E gli attori, cazzo....gli attori. Ho letto in giro che il protagonista, quello Shia LaBeouf, sia stato bravo. Certo, come no. Se paragonato alla prova offerta dal "terribile" killer, beh.....direi che è stato quasi perfetto. L'orientale è simpatico. E la solita gnocca di turno è gnocca. Che gran film.
Ma in effetti non è neanche giusto dare la colpa alla combriccola di giovani. Non potevano certo fare miracoli. Nessuno poteva. Neanche se al posto del grandissimo killer ci fosse stato Jack Nicholson (tra l'altro tristemente citato in una delle tante scene patetiche).
Sono veramente amareggiato. Ma la cosa che mi deprime di più, è che siti di riferimento italiani che dovrebbero tenere alla larga gli spettatori indifesi dalla grande montagna di cacca insediata nei nostri cinema, si permettono di assegnare, per esempio, 3 stelle su 5 a "Disturbia".
Davvero disturbante.

18/10/10

Dylan Dogger

Con la collaborazione di Giuseppe Congedo, nasce "Dylan Dogger", un blog interamente dedicato all'indagatore dell'incubo.
Più info, direttamente QUI.

13/10/10

Momenti d'oro

C'è un fattore che contraddistingue il limite della decenza. E quel fattore, stasera, non è il fattore x.
Piuttosto, è l'Italia dei fattori multipli. L'Italia senza speranza che va avanti senza ascoltare. E parla troppo. Un bel paese che si ridicolizza davanti alla tv, è ciò che ho visto. Talenti che nascono e che vengono respinti, è ciò che continuano a vedere i miei poveri occhi. Poveri noi.
Noi che ne abbiamo le palle piene. Piene zeppe di fattori che non dovrebbero esserci. Piene zeppe di prove sottotono che vengono avallate dai più. E respinte dai meno.
Viviamo in un Italia deprimente che ci deprime sempre più. Ci esalta sempre meno. Ma dove sono i fattori determinanti? Dove sono quelle perle che ci fanno dire: "Cazzo, io qualcosa di diverso l'avevo trovato. Quella sera, in tv, l'ho visto e ascoltato. Ma poi, beh.....si è eclissato".
E allora ci sono momenti in cui perdiamo la speranza. Momenti in cui ci chiediamo se davvero viviamo in un paese fiero della sua onestà intellettuale. Siamo onesti, dai. Lo so che ve lo chiedete anche voi.
Ci sono momenti in cui vorremmo urlare al mondo ciò che sentiamo. E non lo facciamo, consapevoli che ci sentirebbe solamente il nostro vicino.
Si, stasera ho perso il mio tempo, e volevo condivere con voi tale perdita. L'ho perso davanti a uno spettacolo indicibile, in cui la musica ha perso la sua dignità. E il luogo di tale misfatto, signori, è sempre il solito. L'Italia. L'Italia del bluff eterno, dell'eterna ignoranza.
Eppure, la speranza è dura a morire. Almeno così dicono. E io ci voglio credere.
Arriveranno quei momenti, i momenti in cui le nostre palle si rialzeranno da terra e grideranno di gioia. Momenti in cui troveremo un pò di ricchezza culturale.
Perchè questi, al momento, non sono momenti d'oro.