19/12/14

L'ascensore

Erano entrati insieme in ascensore, pur non conoscendosi e non avendo nulla a che vedere fra loro. Lei era una broker assicurativa che profumava come un’automobile appena uscita dal concessionario. Lui, alla vista poco curato, era uno scrittore di guide turistiche.
-A che piano va?- Le domandò con assoluta indifferenza, mentre finiva di appuntare qualcosa sul suo Moleskine nero.
-Al quinto.- Rispose lei, sbuffando silenziosamente.
L’ascensore, di norma, è un luogo in cui si trascorre una minuscola parte di vita in compagnia di qualcuno di cui poi, molto probabilmente, non si sentirà la mancanza. Il tempo che si trascorre dentro è ben minore rispetto a quello che si può passare all’interno di un autobus o di un vagone di un treno ma, a causa delle sue dimensioni di gran lunga inferiori, non si sa bene come impiegarlo. E l’imbarazzo è la spiacevole conseguenza.
La ragazza diede un’occhiata alla targhetta in alto: “Portata massima 5 persone”. Lui schiacciò, in successione, i pulsanti 4 e 5. L’ascensore, forse anche lui un pò imbarazzato, emise un leggero, quasi impercettibile brontolio. Poi iniziò a salire.
-Ha sentito?- Domandò lei dopo aver dato un’occhiata verso l’alto.
Il ragazzo continuava a scrivere sul suo taccuino con una velocità impressionante. Non era possibile che quelle parole le avesse pure pensate, prima di metterle su carta. Andava davvero troppo veloce.
-Se si riferisce a quel rumore,- Le rispose, -Non credo sia nulla di preoccupante. A giudicare dall’aspetto, questo mi sembra un ascensore affidabile.-
La ragazza se lo guardò con aria dubbiosa, come a voler fargli presente che quell’ascensore, lui, non l’aveva guardato nemmeno per un secondo. Ma non lo fece. Incrociò le braccia e iniziò a muovere a ritmo il piede destro.
-Se lo dice lei...- Gli rispose, non troppo convinta.
Affidabile o meno, quell’ascensore era decisamente silenzioso. A parte quel rumore iniziale, infatti, che comunque era stato notato più che altro dalla ragazza, non si percepiva la minima vibrazione. In effetti, se non fosse stato per la luce gialla che illuminava il numero 1 e ora il numero 2, non si era in grado di giurare che si stesse muovendo. Gli unici rumori udibili, più o meno piacevoli a seconda dei punta di vista, erano la penna di lui che quasi faceva l’amore con la carta, e il tacco di lei che sbatteva contro la parete. La ragazza fissava i grandi numeri nei cerchi che segnalavano i piani, mentre il ragazzo si era stranamente interrotto, distratto forse dal tacco di lei che ora osservava di nascosto, quasi sbirciando.
-Non doveva scendere al quarto, lei?- Gli chiese.
Il ragazzo tornò di corsa al suo taccuino.
-Si, appena ci arriviamo levo il disturbo.- Le rispose, abbozzando un sorriso.
-Il fatto è che l’abbiamo appena passato ma l’ascensore non si è fermato.- Gli fece notare.
-E’ vero.- Le rispose, dopo aver prestato la sua attenzione verso i grandi numeri che si illuminavano man mano che si saliva.
-Forse qualcuno l’ha chiamato prima che io schiacciassi i pulsanti.-
-Può darsi.- Disse lei, che era ormai in guerra con quella parete.
Doveva essere così, comunque, visto che l’ascensore non si fermò neanche al quinto. Ma non si fermò neanche ai successivi. In pratica, l’ascensore non si fermò mai.
Erano passati svariati minuti durante i quali i due ragazzi, dopo alcuni giustificati momenti di panico, si erano presentati e si erano pure un pò vissuti. Marco, Alice. Seduti, l’uno accanto all’altra.
-Secondo te ci stiamo muovendo?- Chiese Alice.
-Direi di si.-
-Eppure i piani dovrebbero essere finiti. Lì ne porta 15 e il numero 15 è illuminato da…- Alice ci pensò su. -Da quanto tempo è che il numero 15 è illuminato? Saranno dieci minuti?-
-Come minimo.- Le rispose Marco.
Il suo taccuino ora era in tasca. E la sua mano toccava i capelli lisci di Alice.
L’ascensore non accennava a fermarsi e andava allo stesso ritmo di sempre. La novità, che i due ragazzi non avevano notato, era che il numero 15 aveva smesso di brillare, e che al suo posto c’era un grande cuore illuminato.
Alice chiuse gli occhi e si appoggiò alla spalla di Marco, che ora aveva ripreso il taccuino e stava per scriverci sopra qualcosa.
-Quando uscirai di qui, Marco, sentirai la mia mancanza?-
Marco si bloccò e ci penso su per qualche istante. Poi riprese a scrivere.
-Ne dubito, Alice. Una volta usciti di qui, credo che io non sentirò minimamente la tua mancanza. Come tu non sentirai la mia. Torneremo alla vita che abbiamo sempre sognato e per cui abbiamo combattuto. L’ascensore conta nulla.-